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LA DIETA MIGLIORE? QUELLA CHE PARTE CON LE GIUSTE MOTIVAZIONI!

Quante volte ci siamo lanciati in una dieta senza centrare l’obiettivo desiderato?

Ma è sempre e solo una questione di dieta giusta oppure non adeguata?

Abbiamo forse sbagliato a seguire un regime alimentare iperproteico oppure uno vegetariano, a eliminare del tutto i carboidrati oppure i grassi?

Forse no.

Perché nella maggior parte dei casi il fallimento di una dieta, indipendentemente da quella che abbiamo deciso di seguire, dipende dalle motivazioni che l’avevano sostenuta.

Non temete però, perché le motivazioni, oltre a nascere in molti casi in modo spontaneo, possono essere “stimolate” o rafforzate attraverso l’attuazione di una serie di piccoli accorgimenti.

Quali?

Beh, prima di tutto stabilite una data di inizio.

Infatti secondo uno studio condotto dalla Wharton School of Business dell’Università di Pennsylvania (Philadelphia), è importante fissare un inizio in modo chiaro e bene definito.

In fondo la maggior parte di noi non ha dubbi su questo aspetto.

Meglio stabilire una data, e una data che rappresenti un “nuovo inizio”.

Infatti la parola “dieta” viene digitata nelle ricerche su Google con maggiore frequenza all’inizio della settimana, del mese o dell’anno, o ancora dopo una festività o il compleanno.

Gli autori di questa ricerca parlano di un effetto “fresh start”: nuovo inizio, appunto.

Ma perché siamo così attratti dalle date che segnano l’inizio o la fine di un periodo?

Per prima cosa, utilizzare punti di riferimento temporali chiari è utile a prendere mentalmente la distanza dalle imperfezioni del passato e ambire a un comportamento in linea con la nuova, positiva immagine di noi.

In secondo luogo, i marker temporali interrompono la quotidianità, generando una visione più ampia della nostra vita e dei nostri obiettivi.

Durante il brindisi di capodanno, non tendiamo forse a pensare più all’anno che verrà che agli impegni dei giorni immediatamente successivi?

Inoltre, fissare una data per l’inizio di un nuovo impegno, un po’ come scegliere il periodo delle ferie, può generare eccitazione con l’avvicinarsi del giorno stabilito, ponendo le basi per una buona partenza.

Scelta la data, dobbiamo armarci di carta e penna.

Scrivere aumenterà infatti la nostra probabilità di raggiungere la meta desiderata e ci aiuterà a visualizzare l’impegno preso.

Inoltre, ci chiarirà che cosa vogliamo veramente.

Scrivendo infatti siamo indotti a prendere decisioni e fissare paletti.

Ipotizziamo di voler perdere peso: sul foglio dovremo scrivere quanti chili vogliamo perdere, in quanto tempo, attraverso quali tappe, utilizzando quale dieta e programma di esercizi fisici e, infine, il comportamento che dovremo tenere qualora si presentino situazioni potenzialmente destabilizzanti.

Quest’ultima strategia, chiamata dagli esperti delle scienze della motivazione “implementation intention”, è particolarmente efficace.

Definiamo il nostro obiettivo sotto forma di range.

Quando decidiamo di iniziare una dieta e stabiliamo il numero di chili che desideriamo perdere, è sempre meglio stabilire il target sotto forma di range: una gamma di valori all’interno della quale ogni risultato è buono.

Ovviamente definire un obiettivo in modo preciso costituisce in sé una motivazione, perché fissa un punto di riferimento al quale ambire.

Tuttavia, gli obiettivi sono sistematicamente alterati dalla nostra percezione.

Ce lo spiega la teoria del prospetto (“Prospect Theory”), elaborata nel 1979 dagli psicologi israeliani Daniel Kahneman e Amos Tversky, secondo la quale le persone vedono gli obiettivi non in modo neutrale, ma come successi o sconfitte.

Il goal che viene prefissato è la linea di demarcazione che segna la sensazione di vittoria da quella di fallimento, a seconda che venga raggiunto.

Immaginiamo che le due amiche Maria e Giorgia decidano di perdere peso.

Maria si prefigge di calare di 8 chili, Giorgia di 12.

Due mesi dopo le due si incontrano e si pesano: entrambe hanno perso 10 chili.

Quale sarà più felice?

Nessun dubbio: Maria, perché ha superato il goal che si era posta.

L’anno successivo Maria inizia nuovamente una dieta e, memore del risultato precedente, fissa il target di perdere 12 chili.

Al termine dell’impresa, la bilancia segna la perdita di 10 chili.

Quanto è felice Maria? Molto meno dell’anno precedente.

A parità di risultato, se entrambe le amiche si fossero poste un obiettivo sotto forma di range (ad esempio perdere tra gli 8 e i 12 chili), probabilmente entrambe sarebbero rimaste soddisfatte.

Oltre alla soddisfazione, fissare un obiettivo sotto forma di range aumenta la probabilità che il soggetto riconfermi il proprio impegno in un successivo compito analogo.

Questo effetto è stato dimostrato da due ricercatori della Florida State University, attraverso uno studio condotto su volontari desiderosi di perdere peso.

  • A un primo gruppo di soggetti fu posto l’obiettivo di perdere 2 libbre per settimana,
  • a un secondo di perderne tra 1 e 3.

Le persone che aderirono allo studio parteciparono alla dieta per 10 settimane, al termine delle quali venne valutata l’effettiva perdita di peso e la volontà di aderire a un ulteriore ciclo di 10 settimane.

Anche se non venne registrata una differenza in termini di perdita di peso tra i due gruppi, la probabilità che i partecipanti aderissero a un nuovo ciclo di restrizione alimentare fu del 60% maggiore nel gruppo con obiettivo sotto forma di range.

Dobbiamo anche chiederci se abbia senso pubblicizzare le nostre buone intenzioni o se convenga tenerle segrete.

La prima scelta è, secondo alcuni, la migliore: prendere un impegno pubblico agisce infatti sul principio della coerenza.

Secondo uno dei massimi esperti della scienza della persuasione, lo psicologo Robert Cialdini, esistono sei principi universali che guidano il comportamento umano e persuadono in una determinata direzione. Uno è appunto la coerenza.

In sostanza ognuno di noi ama essere coerente con quanto ha detto o fatto in precedenza.

Mi sono preso un impegno?

Bene, sicuramente desidererò portarlo a termine, per dimostrare a me stesso e agli altri che sono una persona coerente.

Purtroppo però, con buona pace del maestro indiscusso della scienza della persuasione, essere coerenti non va più tanto di moda

Come? Siete coerenti?

Mettetevi il cuore in pace: non fate tendenza.

Alcuni ricercatori tedeschi hanno testato su un gruppo di studenti l’efficacia del dichiarare pubblicamente un obiettivo sull’effettivo raggiungimento dello stesso.

In tutti e quattro gli studi condotti, coloro che avevano dichiarato l’impegno che si erano assunti dimostrarono poi minore costanza nel perseguirlo di coloro che avevano tenuto segrete le proprie intenzioni.

Una possibile spiegazione di tale fenomeno è legata al fatto che pubblicizzare la propria intenzione genera la fuorviante sensazione di essere più vicini al traguardo.

Sicuramente non bisogna essere rigidi su tale punto, anche perché la scienza non sembra al momento in grado di dare una risposta chiara sull’argomento.

Il mio consiglio pertanto è di rendere pubblico il nostro impegno solo se:

  1. siamo persone che credono fortemente nel principio della coerenza,
  2. non possiamo proprio farne a meno, come ad esempio se stiamo cercando di smettere di fumare.

In tutti gli altri casi, mantenere segrete le nostre intenzioni renderà più eccitante l’arrivo al traguardo.

Ricordiamoci di premiarci di tanto in tanto, stiamo facendo un grande sforzo e meritiamo alcune ricompense, non solo a traguardo raggiunto ma anche durante il tragitto.

I premi non devono essere né eccessivi né banali.

E se falliamo?

Per prima cosa, prendiamoci il tempo necessario a comprendere che è normale e che una sconfitta non giustifica una resa.

Dobbiamo essere indulgenti con noi stessi.

Una ricerca condotta su un gruppo di studenti universitari ha dimostrato come essere comprensivi con se stessi – senza negare o reprimere i propri sentimenti ma, al contrario, acquisendone consapevolezza, accettandoli, elaborandoli – aumenta la probabilità di affrontare meglio le sfide successive.

Dunque, se non riusciamo a perdere il peso desiderato, pensiamo a cosa è mancato nelle giuste motivazioni che hanno generato la dieta.

Perché non fare un nuovo tentativo, questa volta però partendo con i migliori stimoli motivazionali?

Pensi di essere un ottimo motivatore? Mettiti alla prova!

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Bibliografia

Gian Luca Rosso

Sono un Medico e Ricercatore indipendente. Ho conseguito un dottorato di ricerca in psicologia, neuroscienze e statistica medica presso l’Università degli Studi di Pavia.

Vivo a Cuneo e lavoro sia come Medico del Lavoro consulente ed esperto in salute e benessere nei luoghi di lavoro, sia come Medico del Servizio di Emergenza Sanitaria (118) del Sistema Sanitario Nazionale.

Sono Autore di numerosi studi scientifici, capitoli e manuali dai contenuti medici e psicologici.

Tra le pagine di questo sito troverai anche i riferimenti alla mia collana di libri il cui tema sono le soft skills.

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Gian Luca Rosso