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Coronavirus e salute sul lavoro – il punto di vista del medico competente

L’allarme esploso in Italia, dovuto ai numerosi casi di soggetti positivi al coronavirus riscontrati in un breve lasso di tempo, ha fatto sì che numerose aziende mi abbiano contattato per chiedermi informazioni a riguardo e per capire quali misure mettere in atto per prevenire ogni futura forma di contagio.

Occorre innanzitutto fare una distinzione tra ALLARME e ALLARMISMO.

L’Allarme, lanciato dalle istituzioni italiane, è del tutto giustificato. Purtroppo in questi giorni si stanno mettendo in atto misure drastiche finalizzate al contenimento della diffusione del virus COVID-19. Queste misure sono giuste e doverose perché è indispensabile evitare che il virus si diffonda colpendo un alto numero di persone. Se così non fosse la diffusione di un’epidemia porterebbe ad un alto numero di pazienti contagiati e, conseguentemente, anche a un elevato numero di pazienti che svilupperebbero complicanze e necessiterebbero di ricovero ospedaliero, andando a saturare rapidamente le capacità del nostro sistema sanitario. Sistema sanitario che in Italia è forte e ben strutturato e che sta rispondendo prontamente a quest’emergenza.

L’allarmismo è quello che si genera con la cattiva informazione e porta a risposte SBAGLIATE da parte della popolazione generale. Quali sono queste “risposte sbagliate”? L’assalto agli scaffali nei supermercati, la corsa all’acquisto di mascherine, la diffusione di teorie complottiste e via discorrendo.

Allora, proprio per combattere la cattiva informazione, vi fornisco alcuni dati ufficiali (disponibili al: 24 febbraio 2020):

  1. NUMERI: Circa 80.000 casi in tutto il mondo, 2.600 decessi, circa 26.000 ricoverati. In Italia i casi sono circa 200, 6 decessi, 27 ricoverati. Questi numeri sono in continuo aggiornamento e li potete reperire in tempo reale presso questo sito: https://www.worldometers.info/coronavirus/
  2. SINTOMI: Il COVID-19 in genere provoca sintomi simil-influenzali tra cui febbre e tosse secca. In molti casi i sintomi sono davvero scarsi. Dopo una settimana, può portare a mancanza di respiro, con circa il 20% dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere. In particolare, l’infezione COVID-19 sembra causare raramente naso che cola, starnuti o mal di gola (nel 5% circa dei pazienti). Mal di gola, starnuti e naso chiuso sono spesso segni di raffreddore.
  3. INCUBAZIONE: dai 2 ai 14 giorni
  4. CONTAGIO. Il nuovo Coronavirus può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso infetto. Si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite: la saliva, tossendo e starnutendo; contatti diretti personali; le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi. In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale. Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.
  5. PROBLEMI. Esistono due potenziali rischi: 1) Che si crei una psicosi collettiva. 2) Che diffondendosi su larga scala, pur avendo una mortalità e una percentuale di complicanze relativamente basse, vada a sovraccaricare le risorse sanitarie (questo vale per qualunque nazione).

Qui a seguito fornisco alcuni consigli affinché ognuno di noi, anche sul lavoro, faccia la sua parte nella lotta alla diffusione di tale virus.

USO DI MASCHERINE PROTETTIVE SUL LAVORO: SI o NO? 

Premesso che, con riguardo specificatamente agli operatori dei servizi/esercizi a contatto con il pubblico si rappresenta preliminarmente che, ai sensi della normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarli dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente.

Chiaramente la risposta a questo quesito dipende dalla presenza o meno della diffusione del virus nelle zone in cui si lavora. Pertanto il primo consiglio ai datori di lavoro è quello di contattare il proprio medico competente in caso di dubbi a riguardo.

Sulla base della situazione in quel preciso momento il medico competente stabilirà, anche attraverso il confronto con il datore di lavoro e l’RSPP, quali dispositivi di protezione individuale utilizzare e come.

Per tutti coloro che NON lavorano a contatto con il pubblico e che non si trovano in aree definite a rischio, l’utilizzo di mascherine per il momento non trova alcuna indicazione. Al contrario è sufficiente seguire solamente i 10 comportamenti per il nuovo Coronavirus (indicazioni del ministero della salute).

Gian Luca Rosso